Parrocchia San Giovanni Evangelista


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Fogli SGE 126

Fogli SGE

Corriamo verso Gesù

"Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò." (Gv 20,3-5).

Lo stupore, la curiosità, lo sbalordimento fanno correre i due discepoli alla tomba "vuota". Ma che cosa sarà successo? Cosa vogliono dire le donne che il cadavere di Gesù non c'è più? Non sanno dove lo hanno posto…Non avevano ancora compreso.

Corrono insieme, ma colui che più ama corre di più. Arriva per primo, ma non entra. Entra dopo Pietro. Il traditore "pentito" (per tre volte ha negato di conoscere il Maestro) fa coraggio all'altro discepolo e con la sua "nuova fede" rischiara il timore di colui che era il discepolo amato.
Insieme entrano: e non capiscono. Restano forse delusi, sconcertati. Il loro Signore è risorto: non è più lì morto, ma è ancora lì vivo, in modo nuovo.
E' interessante questa corsa verso il sepolcro: vanno per cercare una risposta, una luce ai loro perché. Giungono al sepolcro rimanendo delusi, trovando solo il segno del passaggio di Gesù: si rendono conto che le donne hanno detto la verità. Gesù non è più lì.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. (Gv 20,6-8)

Vide e credette. Il discepolo vede la gloria di Dio: il segno, la prova della Resurrezione. Nell'assenza fisica di Gesù c'è la pienezza della Resurrezione. Davanti al vuoto si può rimanere delusi (non c'è più Gesù) oppure il cuore si riempie di gioia (credette) per la vita nuova che Dio offre.

Forse questo racconto racchiude la storia di tante persone, di tanti cristiani che corrono da Gesù. Persone, credenti che possono rimanere delusi o esplodere di gioia, CREDERE, vedere la gloria di Dio nell'assenza di Gesù, nella sua presenza in un modo nuovo.
Forse anche noi possiamo essere come i due discepoli: corriamo da Gesù in cerca di riposte per la nostra vita, di sollievo per i nostri dolori, di luce e conforto per coloro che amiamo. Possiamo rimanere delusi perché troviamo un vuoto. Ma possiamo rimanere abbagliati se la fede ci fa assaporare la sua presenza in ogni situazione, in ogni avvenimento, in ogni fratello. Già l'andare verso Gesù è un buon inizio (magari noi camminiamo con calma), che speriamo non si interrompa, così di poter giungere alla meta e gustare la presenza di Dio. Presenza che potrà riempire le nostre giornate, le nostre parole e le nostre azioni. Allora potrà essere una BUONA PASQUA, un'occasione in cui facciamo un passo in più verso Dio.

don Andrea, don Luigi, don Luigi SdB, suor Antonella

VERSO LA PASQUA CON S. PAOLO


Un cesto di frutta; un libro grande.
In ogni Parrocchia della nostra diocesi sono stati esposti questi due segni come richiamo significativo dell'importante momento liturgico.
Il primo esprime frutti di conversione. Il secondo offre alla vista la Lettera agli Efesini di S.Paolo.
Quest'ultimo ci riconduce all'Apostolo delle genti e ricorda la sua attualità, non certo conclusa alla chiusura del recente Anno Paolino. Piuttosto promossa.
L'intenzione dello scrivente era rivolta a tutta l'estesa comunità cristiana del suo tempo e oltre: non solo agli Efesini; per questo comprendiamo che Paolo scrisse anche per i Veronesi di oggi e per chiunque incontri e rifletta sulle sue proposte. Esse ci consegnano una specie di "circolare" che riepiloga tutta la dottrina dell'insegnamento paolino.
Delinea, per il cristiano, un piano di Vita in comunione che ne caratterizzi l'esclusiva identità.
Siccome si tratta di un cammino arduo, Paolo approfondisce il mistero di Cristo e della Chiesa, quali sicuri sostegni alle difficoltà umane.
La prima parte, comprensiva di tre capitoli iniziali, è, quindi, teologica; è seguita,
nei successivi, (4-6) da vibrate esortazioni e si definisce parenetica.
La lettera nasce in una circostanza speciale: Paolo è prigioniero, gli si prepara una condanna. Ecco allora che la sua cella si illumina della presenza di Cristo "unico capo" (Ef.1,10) "che ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità".(Ef.1,4)
A lui sale la lode benedicente dell'Apostolo, simile alle onde di un mare che vengono incalzate dal suo entusiasmo e dalla sua passione. Paolo immagina il suo messaggio pure per i pagani, per i Giudei, per coloro che possono diventare i famigliari di Dio; dice: " Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo."(Ef.2,13)
Tanti di noi, anzi, tutti noi possiamo essere così "lontani" da non accettare, nella prossimità quotidiana, la verità della Parola divina. Ascoltando umilmente l'invito di Paolo, capiremo meglio come divenire "vicini".
Ci incoraggi il suo augurio: "Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio".(Ef.3,17-19)

"SE IL CHICCO DI GRANO CADUTO IN TERRA NON MUORE, NON PORTA FRUTTO" (Gv 12,24)


Pensiamo di fare cosa gradita porre all'attenzione due esempi di martiri che quest'anno celebrano il 30° di morte ( Mons. ROMERO ) e il 25° di morte ( Suor Dalle Pezze ), ne tracciamo un breve profilo.

Mons. OSCAR ROMERO (Ciudad Barrios, 15 agosto 1917 - San Salvador 24 marzo 1980)

Nacque da una famiglia di umili origini, manifestato da giovanissimo il desiderio di diventare sacerdote, riceve la sua prima formazione nel seminario di S. Miguel (1930).
Ordinato sacerdote il 4 aprile 1942 svolge il suo ministero di parroco per pochi anni, in seguito, è segretario di Mons. Miguel Angel Machado, vescovo di San Miguel. Viene poi chiamato ad essere segretario della Conferenza Episcopale di El Salvador fino a quando, il 25 aprile 1970, è nominato vescovo ausiliare di San Salvador ricevendo l'ordinazione episcopale il 21 giugno 1970.
Il 15 ottobre 1974 viene nominato vescovo di Santiago de Maria, nello stesso stato di El Salvador, uno dei territori più poveri della nazione.
I fatti di sangue, sempre più frequenti, che colpiscono persone e collaboratori a lui cari, lo spingono alla denuncia delle situazioni di violenza che riempiono il paese. La nomina ad arcivescovo di San Salvador, il 3 febbraio 1977, lo trova ormai pienamente schierato dalla parte dei poveri.
L'episodio della morte di Padre Rutilio Grande, gesuita e suo collaboratore, assassinato appena un mese dopo il suo ingresso in diocesi, diventa l'evento che apre pienamente la sua azione di denuncia profetica, che porterà la chiesa Salvadoregna a pagare un pesante tributo di sangue.
Le sue catechesi, le sue omelie, trasmesse dalla radio diocesana, vengono ascoltate anche all'estero, facendo conoscere a moltissimi la situazione di degrado che la guerra civile stava compiendo nel Paese.
Il 2 febbraio 1980, a Lovanio in Belgio, riceve la laurea Honoris Causa per il suo impegno in favore della liberazione dei poveri.
Il 24 marzo 1980, mentre sta celebrando la Santa Messa nella Cappella dell'ospedale della Divina Provvidenza, viene ucciso da un sicario. Nell'omelia aveva denunciato decisamente il governo di El Salvador che ogni giorno incrementava la presenza di campi minati, i più colpiti erano i bambini che restavano uccisi dalle esplosioni. L'assassino sparò un solo colpo, che colpì la vena giugolare mentre Romero elevava l'ostia al momento della consacrazione.

Suor TERESA DALLE PEZZE (Fane- VR 1939 - Mozambico 3 gennaio 1985)


Nacque a Fane (VR) nel 1939 terza di sette figli, dopo le elementari, dagli 11 anni ai 18 anni, aveva lavorato a Parona come governante. Come tanti suoi compaesani anche Teresa fu costretta ad emigrare in Svizzera a lavorare in una fabbrica tessile. Nel frattempo stava segretamente coltivando la sua vocazione alla vita religiosa missionaria.
Nel 1961, Teresa aveva anticipato le vacanze e trovato il coraggio disse ai suoi genitori ciò che più le premeva: unirsi alle Suore Missionarie Comboniane.
Il 3 Maggio 1964 nella cappella delle suore a Cesiolo prese i primi voti: una ragazza di 24 anni pronta a camminare con il suo Dio in Africa.
Frequentò un corso intensivo per insegnanti d'asili nido, trascorse due anni in Portogallo per imparare la lingua parlata in Mozambico ed eccola in Africa.
Nel 1968 scrisse alla sua famiglia "sono finalmente arrivata nella terra che ho sognato per anni. Vi abbraccio e vi ricordo tutti".
In terra di missione fu molto impegnata nell'educazione dei bambini, fu Preside nella scuola missionaria di Netia, nel 1980 a Netia Teresa era "l'incaricata della salute", responsabile di 400 studenti.
Nel frattempo la guerra civile si era diffusa come un virus contagioso nelle zone di Nampula e Netia.
La morte la sorprese sulla strada il 3 gennaio 1985.
Un mese prima era stata invitata dalla sua superiore ad anticipare le vacanze a causa della sua salute e dei pericoli del luogo. Il convoglio con cui viaggiava, unitamente a Padre Gino Pastore Comboniano, fu attaccato dai guerriglieri e colpito dai bazooka, tutti scesero dai veicoli nascondendosi ai bordi della strada tra l'erba alta.
Padre Gino ed altri correndo nell'erba raggiunsero il villaggio vicino, con stupore non trovarono Teresa; tornò indietro con altri volontari finchè la trovarono nell'erba come se dormisse, colpita da 3 pallottole, alla testa, all'anca, al petto.
Un giovane soldato che le era accanto quando fu colpita, racconta che avendo notato che Suor Teresa indossava una maglia di lana sopra il vestito le disse: "Mama, mi regaleresti il tuo maglione? Mia moglie aspetta un figlio e di notte fa freddo, in casa non abbiamo niente".
Suor Teresa in un impeto caritatevole si mise in ginocchio per sfilarlo, bastò per diventare bersaglio di uno o più guerriglieri e fu colpita.
Era morta compiendo il suo ultimo atto di carità.


IL GRUPPO MISSIONARIO AUGURA A TUTTI UNA SERENA E SANTA PASQUA NELLA SPERANZA CHE IL RISORTO CI DONI SOLIDARIETA', AMICIZIA, FRATERNITA'.
AUGURI


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